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L'hikikomori è un fenomeno particolarmente complesso e variegato, che può riguardare potenzialmente tutti, senza limiti di sesso, età o estrazione sociale. Allo stesso tempo, però, è innegabile che ci siano delle caratteristiche che ricorrono più frequentemente di altre.
In questo post cercheremo di capire quali sono e perché rappresentano dei fattori di rischio.
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Maschio
Secondo i dati giapponesi gli hikikomori sarebbero per il 90% di sesso maschile. In Italia, questa proporzione sembra essere meno netta, con una percentuale di donne molto più ampia del 10%. Resta il fatto, però, che anche nel nostro paese i ragazzi e gli adulti in isolamento sociale volontario siano per la maggioranza uomini. A cosa è dovuto questo squilibrio?
Un'ipotesi è che sui maschi la pressione di realizzazione sociale, ovvero la causa madre dell'hikikomori, sia culturalmente più forte. In altre parole, questo significa che sui figli di sesso maschile ci sono mediamente aspettative più alte da parte della famiglia, della scuola, dei coetanei o della società in generale.
Un'altra ipotesi è che il numero di hikikomori di sesso femminile sia gravemente sottostimato in quanto, culturalmente, una donna che passa molto tempo in casa è vista con minore apprensione da parte della famiglia rispetto a un maschio.
Se fosse così significherebbe che questo gap di genere sia destinato a ridursi nei prossimi anni, parallelamente al miglioramento della posizione sociale della donna nella nostra società.
Primogenito
Ciò potrebbe portare a ipotizzare, di conseguenza, che anche gli stessi figli unici siano maggiormente predisposti, eppure, dal mio sondaggio effettuato su 288 genitori dell'associazione, sembra non essere così. Infatti, i primogeniti, a differenza dei figli unici, hanno un'ulteriore fonte di pressione, ancora più difficile da gestire a livello psicologico poiché proviene dal loro stesso ambiente, sto parlando dei fratelli e delle sorelle.
Se fallisco da figlio unico posso più facilmente attribuire le mie mancanze a fattori esterni, per esempio all'educazione ricevuta dai genitori o, più in generale, alle dinamiche famigliari. Al contrario, se ho dei fratelli che, pur essendo cresciuti nel mio medesimo ambiente, sono riusciti a ottenere risultati di vita sensibilmente migliori dei miei, allora le responsabilità del mio fallimento saranno più difficili da attribuire esternamente, aumentando di conseguenza il senso di colpa percepito.
Famiglia monoparentale
L'esperienza giapponese ci dice che nelle famiglie con figli hikikomori è spesso presente una figura paterna debole o assente, sia sul piano fisico, sia sul piano emotivo. Ciò causerebbe uno squilibrio della relazione genitoriale sulle spalle della madre che finirà per sviluppare un rapporto di dipendenza con il figlio, la cui autonomia sociale verrà inevitabilmente compromessa.
In Italia tale aspetto, seppur presente, sembra essere meno centrale. Ho comunque notato un elevato numero di famiglie monoparentali o con genitori divorziati. Due fattori sicuramente in grado di favorire quello squilibrio di cui parlavamo precedentemente.
Adolescente o giovane adulto
In Italia, la maggior parte degli hikikomori ha un'età compresa tra i 14 e i 25 anni. In Giappone, invece, l'età media è molto più alta e ci sono moltissimi reclusi over 40, i quali hanno iniziato il proprio isolamento durante l'adolescenza e lo hanno perpetrato per decenni. Appartengono a quella che viene definita come "la prima generazione di hikikomori", tanto ignorata e trascurata dal governo nipponico.
Il fenomeno nel nostro paese è ancora in una fase iniziale. Nei prossimi anni, l'età media delle persone in isolamento sociale volontario aumenterà anche qui. Possiamo, però, fare tesoro dell'esperienza giapponese ed evitare di commettere i loro stessi errori. Dobbiamo lavorare sulla prevenzione e impedire che il ritiro degli hikikomori si cronicizzi e raggiunga il "terzo stadio", ovvero l'isolamento totale.
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Sensibile e introspettivo
Gli hikikomori non hanno nessun deficit cognitivo, anzi, si tratta spesso di ragazzi e ragazze molto brillanti. La loro spiccata natura critica, riflessiva e introspettiva si trasforma, però, in un'arma a doppio taglio che li rende particolarmente impacciati, fragili e ansiosi nelle relazioni sociali.
Non di rado è presente in loro una componente narcisistica molto forte, nutrita dalle aspettative altrui e ferita da una realtà che si manifesta diversa da quella idealizzata.
Negativo verso la società
Le difficoltà nell'instaurare relazioni soddisfacenti con gli altri, la maturità intellettiva che alimenta una sensazione di diversità e incompatibilità con i coetanei, unita a un forte spirito critico, contribuiscono a generare sfiducia, negatività e disinteresse nei confronti delle relazioni interpersonali.
Tale negatività viene poi generalizzata dal contesto micro (scuola, famiglia, gruppo di coetanei, ecc.) al contesto macro, ovvero a tutte le relazioni sociali e alla società nel suo complesso, trasformandosi, talvolta, anche in cinismo e disprezzo.
Conclusioni
Ci tengo a precisare, nuovamente, che tutte le caratteristiche sopradescritte non devono essere intese in modo esclusivo, come fisse e sempre presenti. Esistono molti casi di hikikomori che rientrano solo in alcune di queste casistiche, talvolta in nessuna.
Si tratta di fattori ricorrenti, la cui incidenza statistica dev'essere ancora verificata.
Post di Marco Crepaldi
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